Cashmere Center

Cashmere CenterIl cashmere rappresenta una delle fibre tessili maggiormente apprezzate e si ricava attraverso la lavorazione dei peli della capra hircus. Si tratta di un tipo di animale che abita gli altopiani del Tibet, principalmente la Mongolia. Il motivo per cui si sceglie questa capra è quindi il suo pelo: in particolare la parte inferiore del sottomantello, chiamata "duvet", si presenta soffice e ricca di lana.
E' subito dopo la muta che l'animale viene sottoposto alle operazioni della tosatura, dopo le quali si procede a selezionare i peli. In realtà la raccolta del cashmere non avviene seguendo un'unica modalità, ma le procedure si diversificano in base alla provenienza delle capre. Se, infatti, si ricorre alle capre dell'Himalaya, che sono ancora selvatiche, si segue una procedura interamente ecologica e artigianale. Si passa in azione nel momento in cui la capra soffre maggiormente il caldo, accelerandone la muta attraverso lo strofinio dell'animale contro gli arbusti, che catturano molti dei suoi ciuffi. A questo punto intervengono i montanari della zona, i quali hanno il compito di attraversare la montagna per effettuare la raccolta. Se, invece, si utilizzano le capre della Mongolia, che sono generalmente addomesticate, la procedura che si segue è quella della pettinatura. Bisogna dire che la Mongolia, il cui territorio è particolarmente esteso, grazie al suo clima ospita la più alta percentuale di capre hircus.
E' particolarmente affascinante la leggenda che è fiorita sull'origine del cashmere. Si racconta che Marco Polo, esplorando la Mongolia, si fosse addentrato in alcune grotte. Al loro interno avrebbe notato la presenza di alcune rappresentazioni che catturarono la sua attenzione: esse ritraevano un gruppo di capre selvatiche mentre venivano addomesticate dagli uomini. Questa pittura condusse quindi ad una conclusione: già in tempi remoti esisteva un primo cashmere, in quanto c'erano dei pastori che erano soliti allevare le capre del posto. Del resto, la lana caldissima di queste capre doveva essere considerata un vero toccasana per gli abitanti di queste zone dalle temperature rigidissime. Ma se quella di Marco Polo è solo una leggenda, è invece nel XIX secolo che si hanno notizie certe sulla conoscenza del cashmere. Gli europei, però, in principio chiamarono questa fibra "kasmir".
Una particolarità riguarda proprio il nome. Ci si può chiedere per quale motivo questa preziosa lana si chiami cashmere, anche se viene dalla Mongolia. In realtà ancor prima che in Mongolia la lavorazione del cashmere era sviluppata proprio nella regione del Kashmir, in India. E' dunque proprio da questo territorio che il cashmere ha preso il suo nome, anche se poi, con il passare del tempo, l'India è stata sempre meno coinvolta nella produzione di questa stoffa. La ragione di ciò risiede nel fatto che l'economia indiana non è stata in grado di affrontare l'evoluzione. Nonostante questo, è frequente che chi si reca in India acquisti la cosiddetta pashmina, il foulard che ormai è considerato un tipico prodotto indiano. Non tutti sanno che pashmina è l'altro nome della capra hircus, dunque questo foulard dovrebbe essere realizzato in cashmere. Tuttavia, attualmente è la viscosa, molto più economica, ad essere preferita per le pashmine indiane.
Oggi l'Italia detiene il primato di primo Paese trasformatore del cashmere pregiato, con aziende che si occupano di tutte le fasi di lavorazione concentrate soprattutto nelle regioni settentrionali della penisola.

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